Santa Maria - Carlo Crucitti

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Santa Maria

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Catanzaro, 07-07-2018
Oggi è il turno per le notizie più dettagliate del SANTA MARIA - 1480 (n.22 di 26), il ventiduesimo dei modelli donati al "Museo del Mare" dell'Istituto Tecnico Grimaldi-Pacioli di Catanzaro Lido, in via Sebenico 39.

Con la Santa Maria, nave ammiraglia di Cristoforo Colombo nel viaggio che portò alla scoperta delle Americhe, il destino non è stato benigno. Prima perchè non fece ritorno dal Nuovo Mondo: la vigilia di Natale del 1942 finì sugli scogli lungo la costa di Haiti. E poi Colombo non perse occasione per sottolinearne le scarse qualità marinare rispetto alle altre navi della spedizione. Anche se la Santa Maria è forse la nave che più ha interessato gli studiosi ancora oggi non la conosciamo a fondo. Unica certezza è che rispettava le regole di costruzione del tempo enunciate in un manoscritto veneziano: "Amaistramento di far una nave così grande come piccola". La Santa Maria era una nave "3-2-1". La sua larghezza era pari a un terzo della lunghezza e al doppio del puntale, ossia l'altezza interna dello scafo misurata dalla chiglia alla coperta. Sappiamo anche che era una caracca, e non una caravella coma la Niña e la Pinta. Ce lo dice Colombo stesso che nel suo Giornale di bordo definisce sempre "carabelas" le prime due, ma chiama "nâo" la Santa Maria; e il termine spagnolo nâo indicava appunto la caracca, una nave mercantile. Le differenze fra la caravella che compare attorno al 1300 come agile e veloce imbarcazione dei pescatori del Mediterraneo, e la caracca che si sviluppa nella seconda metà del 1400, sono numerose.


Caravelle e caracche
per individuare gli elementi che distinguono la caravella dalla caracca è necessario innanzitutto prendere in considerazione il disegno dello scafo, meno profondo e con minor pescaggio nella caravella che era anche più leggera, e l'attrezzatura. La caravella nasce,  infatti, con vele triangolari o latine, issate su pennoni inclinati verso prua; successivamente evolve per opera dei portoghesi in nave con vele quadre. Ma al di là del tipo di nave Santa Maria, Niña e Pinta avevano scafi robusti e attrezzature capaci di sostenere senza problemi la spinta del vento: potevano così navigare in alto mare e fuori del Mediterraneo. E fu con queste navi che Colombo decise di sfidare il Grande Mare Oceano.

Un'Impresa costosa
Il 3 agosto 1942 Cristoforo Colombo lasciava Palo. Sei anni la sua prima richiesta a Ferdinando e Isabella di Castiglia, signori di Spagna, aveva coronato il suo sogno: tentare di raggiungere le Indie navigando verso Occidente. La Spagna, che sarebbe diventata padrona delle nuove terre, gli aveva fornito tre navi, viveri per un anno, perline e altre cianfrusaglie luccicanti per ammansire le popolazioni locali. In caso di successo, egli sarebbe diventato Viceré e Governatore delle terre scoperte, Ammiraglio del Mare Oceano e avrebbe ricevuto un decimo di tutte le ricchezze che fossero entrate nei forzieri del re. Un buon affare anche se Ferdinando e Isabella furono costretti a tassare i macellai di Siviglia per pagare gli equipaggi delle navi. Era stata una lunga lotta convincere il re di Spagna, ma alla fine Colombo era riuscito nel suo scopo. Nel porto di Palos aveva trovato le prime due navi da noleggiare: la Santa Clara, una caravella a vele latine, subito ribattezzata Niña, in onore del suo proprietario Giovanni Niño, e la Pinta (in spagnolo : "variopinta") armata con vele quadre. La terza nave, costruita a Stantander di proprietà di Juan de la Cosa, si chiamava "La Gallega" ma, forse perchè era stata trovata nel porto di Santa Maria, fu subito ribattezzata con questo nome. Quello con cui doveva entrare nella storia.

Dramma ad Haiti
Nonostante il notevole impianto velico la Santa Maria non era veloce e spesso restava  indietro rispetto alle sue compagne di viaggio. Un problema in più per Colombo e per il suo equipaggio di 39 uomini. Fatica, cibo avariato e acqua maleodorante, unite alle incognite del viaggio, portarono gli equipaggi delle tre navi sull'orlo dell'ammutinamento. Verso le 10 di sera dell'11 ottobre 1492 Colombo credette di vedere una fievole luce all'orizzonte. Non disse nulla: c'erano state già troppe delusioni. La mattina dopo pertò Juan Rodriguez Bermejo, marinaio della Pinta, lanciò il grido: "Terra, terra!". Era il 12 ottobre 1942. 
Dalla nuova isola battezzata San Salvador, Colombo si spostò su altre isole delle attuali Bahamas; quindi esplorò Cuba e Haiti, e quì avvenne il dramma. Era la vigilia di Natale del 1942. La notte era calma e senza vento. Colombo riposava nella sua cabina, il capitano era in cuccetta  e il pilota, viste le condizioni senza pericolo, aveva lasciato il timone a un giovane mozzo. Troppa inesperienza e troppi errrori. La Santa Maria cozzò contro gli scogli di corallo. Il giorno di Natale Cristoforo Colombo dovette imbarcarsi sulla Niña, abbandonando il relitto della sua nave ammiraglia irreparbilmente danneggiata.


 
Santa Maria - 1480
A bordo della Santa Maria, una delle tre “caravelle”, Cristoforo Colombo compì una delle imprese più celebri di tutta la storia della navigazione: la scoperta del Nuovo Mondo. In realtà però, la Santa Maria era una caracca approntata appositamente per poter compiere grandi viaggi oceanici.
 
 
 
 

  


 
 
15/07/2018 ore
Aggiornato il: 15/07/2018
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