Charles W. Morgan - Carlo Crucitti

Vai ai contenuti

Menu principale:

Charles W. Morgan

Media > Gallerie pubbliche > modelli
 

  


 
Catanzaro, 07-07-2018
Oggi è il turno per le notizie più dettagliate della CHARLES W. MORGAN - 1841 (n.24 di 26), il ventiquattresimo fra i modelli donati al "Museo del Mare" dell'Istituto Tecnico Grimaldi-Pacioli di Catanzaro Lido, in via Sebenico 39.

Le balene, i grandi cetacei diffusi in tutti i mari del nostro pianeta, hanno costituito per millenni un'importante fonte di sostentamento prima e di ricchezza poi. Già nel Neolitico, le popolazioni che abitavano in villaggi lungo le coste atlantiche e mediterranee, trovavano una preziosa risorsa nelle balene che spiaggiavano. Nel corso dei secoli, grazie all'evoluzione tecnologica e a una sempre maggiore conoscenza del mare, la caccia alle balene subì notevoli trasformazioni. Le piccole imbarcazioni costiere del VI secolo che nel Nord Europa servivano per spingere i cetacei ad arenarsi sulle spiaggie divennero navi in grado di spingersi in mare aperto e di trascinare a riva la preda uccisa e, successivamente, delle piattaforme di lavorazione vere e proprie. La balena veniva catturata, uccisa e "trasformata" in olio in mare aperto. L'olio di balena e i numerosi sottoprodotti (sapone, glicerina, profumo, e la pelle), già all'inizio del Settecento erano al centro di una vera e propria industria, che raggiunse il massimo splendore nel XIX secolo.

La caccia alle balene



Anche se viene considerato un periodo nero nella storia a causa del sistematico sterminio che ha portato molte specie di cetacei al grave rischio di estinzione, l'epopea della caccia alle balene è stata resa celebre da numerosi scritti, tra i quali il più famoso è senza dubbio Moby Dick di Melville. Nelle pagine di questo romanzo, basato anche sulla vita dell'autore stesso, è contenuta una completa e ricca descrizione della vita a bordo di una baleniera nella seconda metà del XIX secolo.
Raggiunta la zona di caccia, la coffa (la postazione di osservazione rialzata sull'albero maestro) era sempre presidiata durante il giorno da una vedetta, che aveva l'unico compito di avvistare i soffioni emessi dagli sfiatatoi delle balene. Al grido "Ecco che soffia!" immediatamente successivi all'avvistamento, tramite gru con argani posizionate sulle murate dello scafo, venivano calate in acqua delle barche a remi che si lanciavano all'inseguimento. Durante l'avvicinamento tutti gli uomini, eccetto il ramponiere che stava al timone per governare l'imbarcazione - lunga circa 6 metri - erano impegnati a remare il più tenacemente possibile per raggiungere la distanza di tiro. Il ramponiere abbandonava il timone e si spostava a prua per poter scagliare l'arpione, cercando di centrare la preda nel punto più vulnerabile: dietro il cranio. A seconda delle dimensioni della balena e della sua resistenza per catturarla poteva servire l'intervento di più barche e il lancio di più ramponi. Una volta uccisa, il corpo restava a galla grazie all'aria contenuta nei polmoni, per tutto il tempo necessario per venire rimorchiato fino alla baleniera e ormeggiato a una fiancata. Qui intervenivano gli estrattori che, con appositi ferri lunghi e affilati e stando in bilico sulla carcassa o lavorando dalle barche, estraevano tranci di grasso che venivano issati a bordo e fusu dentro ampie caldaie. L'olio ottenuto veniva travasato in barili e stivato. A seconda della preda poi, oltre al grasso, la carcassa veniva privata di tre parti: i fanoni, le lamine cornee flessibili che costituiscono l'ossatura orale delle balene, erano molto pregiati e venivano utilizzati per fabbricare ombrelli, stecche per busti e altro oggetti. Dei capodogli venivano recuperati denti e ossa per intagliare piccoli oggetti e, soprattutto, il bianco di balena: una sostanza simile alla cera, prodotta da un grosso organo della testa, utilizzata per realizzare candele e prodotti cosmetici.


Oggi

Grazie ai movimenti di opinione pubblica e ad alcuni accordi internazionali stipulati nel XX secolo dalla maggior parte degli stati storicamente coinvolti in in questa attività, la caccia alle balene è ormati vietata in tutti i mari del nostro pianeta, anche se periodicamente, alcuni governi concedono i permessi per un nunero limitato di abbattimenti.

 
Charles W. Morgan - 1841
Una delle più attive navi baleniere del XIX secolo, la Charles W. Morgan ha dato la caccia in mare ai grandi cetacei per quasi ottant’anni, rappresentando un enorme fonte di guadagno per i suoi numerosi proprietari.
 
 

 
 

  


 
 
15/07/2018 ore
Aggiornato il: 15/07/2018
Torna ai contenuti | Torna al menu